
La crisi.
Non era riuscito ad ammazzarlo l'Uomo Bolla, né Faceraptor, che toglie la luce dagli occhi. Non l'aveva accoppato nemmeno Mgolo, il predatore galattico, annientatore di universi. Neanche Tzirta, la morte dalle dieci teste e i diecimila denti. Puntuti come aghi e ognuno con un veleno diverso.
Ogni volta Superstark era sopravvissuto. A volte non capiva nemmeno il perché.
Ora la crisi l'avrebbe ammazzato. La crisi, una roba che non vola, non si smaterializza, manco si vede, che non ha tentacoli, zanne, raggi paralizzanti.
La rivista avrebbe chiuso. Sceneggiatore, illustratore e colorista sarebbero andati all'ufficio di collocamento.
“Devi battere la crisi” disse Amanda a Superstark, ma lei non sapeva che era Superstark. O forse lo sapeva e taceva da sempre, aspettando che il supereroe, tra un'impresa e l'altra, si decidesse finalmente a baciarla.
“Non è così semplice” disse Superquark, sotto le vesti di Carl, l'imbranato capoufficio di Amanda, “...la bolla speculativa era solo americana ma poi s'è diffusa su tutti i mercati, ha coinvolto l'economia reale, con ricadute disastrose...”
Dopo 2347 albi (e 21 vignette di monologo, lo sceneggiatore era in pensiero per la crisi) Amanda esasperata lo baciò.
E Superstark si rimise il costume e volò.
Avrebbe sconfitto la crisi.
Capì subito che quella sarebbe stata la battaglia più difficile. Mille trappole lo attendevano: Cda multipli, scatole cinesi, rating gonfiati, hedge fund a grandine, insidiosi insider trading, broker mannari, hedgefund tossici. Ma l'eroe della giustizia non colpiva alla cieca, scartabellava, vagliava, selezionava, in un turbine di carte e schermate di pc.
Poi la crisi finì.
Sceneggiatore e illustratore tornarono al lavoro. Ma Superstark non aveva ancora finito il suo.
“E' ancora lì?” disse il disegnatore.
“Sì...” sospirò lo sceneggiatore “dice che Superstark finisce sempre il suo lavoro. Ha detto così per 2347 albi, maledizione... lo so bene io!”.
“Vabé ma andiamo per le lunghe, la crisi è finita, dobbiamo fare uscire un numero nuovo...”
“Ho capito, ho capito...” disse lo sceneggiatore, e cominciò a scrivere.
“Ho capito!” gridò Superstark,
“Cosa hai capito, amore?” gli domandò Amanda, con occhi lucenti di donna innamorata.
“La crisi, di chi è la colpa, chi è stato, chi ha rubato, chi ha tradito la fiducia...”
In quel momento un meteorite perfettamente sferico centrò la città e l'ufficio di Carl.
Nelle successive quattro vignette Superstark scavò intontito tra le macerie. Recuperò la memoria, ma solo parzialmente. Mise un fiore sulla tomba di Amanda. Riaprì l'ufficio e proprio quel giorno si presentò Fiona, una bionda platino mozzafiato che cercava lavoro. L'assunse subito.
Fu lei a riferire a Carl il messaggio di Snort, il bocciatore spaziale: “La meteora è una boccia, la Luna il boccino e voi siete in mezzo, un po' troppo vicino... ahahahahahahahah”.
“Cos'era quell'ahahahahah?” domandò Carl.
“Una risata cattiva” disse la segretaria rimirandosi allo specchietto da borsetta.
“Devo uscire” disse Carl. Lei sospirò.
Lui andò in bagno, indossò il costume da Superquark e si sporse dalla finestra. Rimase per un momento a guardare i grattacieli, le strade trafficate, le luci. Era come se avesse in mente una cosa importante e gli sfuggisse. Poi volò a candela, in alto, altissimo, verso lo spazio profondo.