mercoledì 18 febbraio 2009

Cosa sappiamo della guerra (quattro) Scarpe.


"Quando c’è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo luogo alla roba da mangiare; e non viceversa, come ritiene il volgo: perché chi ha le scarpe può andare in giro a trovare da mangiare, mentre non vale l’inverso.
Ma la guerra è finita – obiettai: e la pensavo finita, come in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi.– Guerra è sempre – rispose memorabilmente Mordo Nahum"


Primo Levi, La tregua, Einaudi.

sabato 14 febbraio 2009

Attenzione, attenzioni (due)

Dall'amico Massimo ricevo e giro.

sabato 7 febbraio 2009

Etica del cercare, estetica del trovare (nove) linee e curve


"I moti della natura vogliono essere circolari; rettilinei quelli dell'arte. Il naturale è rotondo, l'artificiale tutto angoli. (...)
La bellezza è natura perfetta; la circolarità ne è il principale attributo. Osservate la luna piena, l'aurea palla incantatrice, le cupole degli splendidi templi, la tonda focaccia di sorbe, l'anello nuziale, la pista del circo, e il tondo scorrere dei prosit.
Le linee rette provano invece che la natura è stata sviata. Immaginatevi un po' Venere col seno piatto!
Quando cominciammo a muoverci lungo linee rette e far svolte ad angolo, la nostra natura cominciò a maturare.
(...) Fulmineamente si perde la natura in una grande città. La causa è geometrica, non morale. La linea retta delle strade, delle costruzioni, le leggi, le usanze angolari, i marciapiedi rettilinei, le regole implacabili, dure, deprimenti che ne regolano la condotta, anche gli svaghi e gli sport, tutto ciò è gelida sfida e irrisolvibile della curvilinea natura."

O. Henry, La quadratura del cerchio, in Memorie di un cane giallo e altri racconti, Adelphi, 1980.

Resta il fatto che apprezziamo le curve e dei cerchi perché conosciamo angoli e rette, che l'arte insegue il naturale attraverso l'artificiale, tele, pennelli, scalpelli, otturatori... un romanzo può stregarci, raccontare storie più vere e emozionanti del vero pur essendo un oggetto rettangolare, di carta tagliata con precisione in un determinato formato, ornata di fitte righe di inchiostro nero. E' scrivendo che dobbiamo ricordarci che il bello è rotondo, e provare a scriverlo nel rettangolo del monitor.

venerdì 6 febbraio 2009

Attenzione, attenzioni


L’attenzione è la più rara e pura forma di generosità.
Simone Weil


E Simone Weil intende proprio attenzione e non attenzioni. La differenza sembra minima, ma non lo è: il dizionario dà il vocabolo "attenzioni", al plurale insomma, come sinonimo di premure, atti gentili, cortesie.
"Attenzione" al singolare è invece "concentrazione dei sensi e della mente su un oggetto, un'attività o uno scopo e, per estensione, cura e diligenza."
L'attenzione non deve per forza essere gentile e cortese quanto precisa, netta, magari breve ma totale. In questo senso l'attenzione diventa generosità e rispetto, e la frase della Weil diventa preziosa.