mercoledì 28 gennaio 2009

Ordinary people


Una mattina un signore timido va alla posta, a spedire una busta.
"Me la affranca per favore?" dice allo sportello.
"Prioritaria?" domanda l'impiegato.
"No, normale... ordinaria".
"Non c'è più ordinaria signore, c'è solo prioritaria" ribatte l'impiegato.
A quel signore non piace fare il sofista, soprattutto alla posta: fa la fila, paga, spedisce e tanto gli basta.
Ma stavolta la domanda è nell'aria: "Scusi... ma rispetto a che è prioritaria?"
"Non ho capito" risponde l'impiegato.
Il signore, un po' imbarazzato: "Se è prioritaria arriva prima. Ma se arriva prima, com'è d'uopo, qualcosa deve arrivare dopo...".
L'impiegato adesso è seccato: "Senta signore, se vuol fare questioni parli col direttore!"
"Perché invece non fa una bella raccomandata..." ringhia una signora nella fila infilata.
"Oppure un'assicurata" sibila la pensionata.
"Ci metta pure l'avviso di riscossione e faccia passare le altre persone!"
"La faccia pure ordin... prioritaria..." dice a quel punto il timido signore, che paga, abbassa la testa e cambia aria.
L'impiegato sbuffa e lancia la busta nell'unico cesto, pieno di buste, bustone e bustine varie. Tutte ordinariamente prioritarie.

venerdì 16 gennaio 2009

Rapidità

"Se il discorrere circa un problema difficile fosse come il portar pesi, dove molti cavalli porteranno piu' sacca di grano che un caval solo, io acconsentirei che i molti discorsi facessero piu' che uno solo; ma il discorrere è come il correre, e non come il portare, ed un caval berbero solo correrà piu' che che cento frisoni."

Galileo Galilei, Il saggiatore, in Italo Calvino, Lezioni americane, Rapidità.

Il discorso corre, ma perché sia sensato ci vogliono indole e allenamento, ci vuole fiato. Un video agile come un caval berbero, che racconta la cura che può stare dietro alla rapidità:

lunedì 12 gennaio 2009

Cosa sappiamo della guerra (tre) Disciplina e obbedienza


Disciplina è un termine che ha assunto una connotazione negativa perché spesso utilizzato come sinonimo di obbedienza, ed è un peccato perché la differenza c'è, ed è sostanziale. La differenza l'avevo più o meno presente, poi ho letto il Libretto di servizio di Max Frisch che me l'ha spiegata molto meglio. E' il racconto dell'esperienza dell'autore come cannoniere dell'esercito svizzero durante la seconda guerra mondiale, quando i nazisti marciavano sull'Europa e anche la neutralità della Confederazione rischiava di finire calpestata dai cingoli dei tank. E' un libro lucido, che smaschera retorica e ipocrisia della macchina militare e di un certo tipo di società borghese, ma racconta anche quanto possa essere esaltante - a vent'anni -pensare di aspettare la morte tra le cime innevate, a difesa di qualcosa percepito come più alto e nobile. La disciplina secondo Frisch:

"La disciplina presuppone una consapevolezza; il latino come disciplina, la matematica come disciplina, la poesia come disciplina. La volontà di imparare o di fare qualche cosa può essere definita disciplina. E ciò presuppone la persona. La disciplina deriva dalla coscienza di disporre di se stessi, non dalla coscienza che altri dispongono di noi. Il servizio militare (così come io l'ho conosciuto) confonde disciplina e ubbidienza. (...)
La disciplina ha il suo perno nel consenso. Le rinunce e i disagi che la disciplina ci impone, corrispondono a un desiderio più grande. Disciplina significa: che si pretende qualcosa da se stessi. Questo il mulo non lo fa. Né lo fa il cannoniere, che dalla sveglia del mattino fino allo spegnimento della luce, viene deresponsabilizzato. Del resto, noi, da adulti, sappiamo che la disciplina (ciò che merita questo nome) libera più forze che non l'ubbidienza, la quale non deriva da un interesse proprio ed è esclusivamente un comportamento astuto per risparmiarsi punizioni. La disciplina ha a che fare con la convinzione, con la consapevolezza, ha a che fare con la responsabilità."

Max Frisch, Libretto di servizio, Einaudi, 1977, pag 33-34


martedì 6 gennaio 2009

Il documentario fai da te


Un piccolo esperimento di documentario da vedere, perché prova ad andare come vanno i pensieri: lasciandosi irretire da un'immagine, vagando per tempi e luoghi distanti, perdendosi e ritrovandosi. Non è proprio come fantasticare, per guardare A sud di Pavese , dedicato a Cesare Pavese, ci va attenzione e il tempo necessario per farsi prendere dal flusso, ma poi funziona. E se proprio non dovesse funzionare c'è sempre un blog per i commenti e le rimostranze all'indomito e randomico regista Matteo Bellizzi.