
"Mi ricordo che una sera parlavamo di leggende relative alle montagne. Mi sembrava, dicevo, che l'alta montagna fosse molto più povera di leggende del mare, per esempio, o della foresta. Karl spiegava questo a modo suo: - In alta montagna non c'è posto per il fantastico, perché la realtà vi è di per se stessa meravigliosa, più di qualsiasi cosa l'uomo possa immaginare. E' possibile fantasticare di gnomi, giganti, idre, catoblepi tali da rivaleggiare in potenza con un ghiacciaio, con il più piccolo ghiacciaio? Perché i ghiacciai sono esseri viventi, in quanto la loro materia si rinnova con un processo periodico in una forma quasi permanente. Il ghiacciaio è un essere organizzato: con una testa che è il suo nevaio, con cui bruca la neve e ingoia dei frammenti di roccia, poi un enorme ventre in cui si compie la trasformazione della neve in ghiaccio, ventre inciso da profondi crepacci e da solchi, canali escretori dell'acqua superflua; e nella sua parte inferiore rigetta, sotto forma di morena, i rifiuti del proprio nutrimento. La sua vita è ritmata dalle stagioni. D'inverno dorme e in primavera si risveglia, con scoppi e scricchiolii. Vi sono persino dei ghiacciai che si riproducono secondo dei processi che non sono certo più primitivi di quelli degli esseri unicellulari, sia per congiunzione e fusione sia per scissione..."
René Daumal, Il monte analogo, Adelphi, 1968, pag 76-77.
Illustrazione dalla rete.



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