
"Quando c’è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo luogo alla roba da mangiare; e non viceversa, come ritiene il volgo: perché chi ha le scarpe può andare in giro a trovare da mangiare, mentre non vale l’inverso.
Ma la guerra è finita – obiettai: e la pensavo finita, come in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi.– Guerra è sempre – rispose memorabilmente Mordo Nahum"
Primo Levi, La tregua, Einaudi.


4 commenti:
Le scarpe raccontano strane storie. Ad esempio: come mai si trovano per strada scarpe singole? in mezzo alla strada, ai bordi dei marciapiedi? Capita spessissimo.
Oppure, e mi è capitato di vederle con i miei occhi: un paio di scarpe a fianco di un bidone della spazzatura che nell'arco della giornata cambiano di modello. da un paio di Nike strapazzate ad un paio di Adidas bucate per poi riscoprire più tardi un'altra sostituzione con un paio di snickers messe ancora peggio. Storie di ordinaria povertà di un paese a forma di stivale.
le scarpe sono la parte più umile, più necessaria, più espressiva, dell'abbigliamento umano, e accoppiate, sole o spaiate raccontano un mucchio di storie.
A proposito di storie, ho trovato molte similitudini fra ciò che dice Primo Levi e il romanzo "Nel paese delle ultime cose" di Paul Auster. Anche lì chi non possiede un buon paio di scarpe è destinato a soccombere. Consiglio a tutti la lettura. Un saluto
Ciao Giorgio, non conosco il libro di Auster ma è una buona occasione per farlo, e grazie per il commento. ciao FT
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