domenica 30 marzo 2008

Etica del cercare, estetica del trovare (sei). Perché scrivi?


“Per registrare il mondo così com’è. Per fissare il mondo prima che tutto sia dimenticato. Per fare marameo alla morte. Per fare soldi, così che i miei figli avessero le scarpe. Per fare soldi, così da prendere in giro quelli che prima prendevano in giro me. Perché creare è umano. Perché creare è divino. Perché non sopportavo l’idea di andare a lavorare. Per far credere di essere una persona interessante. Per divertire i lettori. Per divertire me stessa. Per passare il tempo, anche se sarebbe passato comunque.”


Margareth Atwood, Negoziando con le ombre, Ponte alle grazie, 2002

martedì 18 marzo 2008

Tutte le orbite di Arthur C. Clarke


Dopo 90 orbite complete intorno al sole se n'è andato Arthur C. Clarke un uomo instancabilmente curioso e un grande inventore di universi: La città e le stelle, La sentinella, I nove miliardi di nomi di Dio, Incontro con Rama, 2001 odissea nello spazio...
Una delle sue ultime illuminate e illuminanti interviste la trovate
qui (non perdetevela, in TV non la vedrete mai, né la leggerete sui giornali).

lunedì 17 marzo 2008

In Tibet si muore (e non si deve troppo sapere)


Quindi scriviamolo. Serve a poco, ma fare finta di niente a niente serve.

venerdì 14 marzo 2008

Lo scienziato che ride


Stamattina su Radiotre scienza parla Frank Wilczek, premio Nobel per la fisica 2004, ringrazia la scuola pubblica americana che all'epoca della guerra fredda finanziava gli studi scientifici e che gli ha dato la possibilità di studiare matematica. "Spesso si reagisce più ai pericoli che alle opportunità" dice; ascolto la radio mentre lavoro e mi sfugge se si riferisca ancora alla scuola, ma mi sembra una frase su cui vale riflettere per un momento: "Spesso si reagisce più ai pericoli che alle opportunità".
Ascolto Wilczeck che ride mentre parla, ride di sé e dei suoi colleghi (anglosassoni) e mi rendo conto che è un comportamento raro. Cioè è raro per chi è chiamato alla radio a dire il suo parere qualificato, gli altri ridono tutti, quasi sempre a sproposito. I vari esperti, luminari, scienziati, guru di casa nostra sono sempre tutti molto seri, un po' boriosi, perfettamente calati nella parte, arroccati su scranni e posizioni. Wilczeck dice che da ragazzo sognava di diventare uno studioso del cervello ma poi c'era poca matematica per i suoi gusti... però non esclude di ricrearsi una carriera in questo campo. E ride ancora, chissà se scherza. Tra quello che volevamo fare da ragazzi e quello che diventiamo da adulti c'è sempre un nodo, una soglia, il collo della clessidra. Non è detto che tutti si debba diventare quello che si sognava, ma lasciarsi aperta una possibilità, avere la fortuna di poterselo permettere, che forza, che risorsa...


mercoledì 12 marzo 2008

In bocca al lupo


La letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzo, gridando al lupo al lupo, uscì di corsa dalla valle di Neanderthal con un gran lupo grigio alle calcagna; è nata il giorno in cui un ragazzo arrivò gridando al lupo al lupo, e non c’erano lupi dietro di lui.
Vladimir Nabokov

domenica 9 marzo 2008

Kiplinghiana (due). Pappagalli


Un amico che vive a Bruxelles da qualche anno mi ha raccontato una storia di pappagalli brasiliani naturalizzati europei.
Sembra che negli anni Settanta del secolo scorso siano fuggiti da un parco di divertimenti fallito (o forse liberati da una mano chissà quanto sensibile o senza scrupoli) alcune decine di pappagalli sudamericani che invece di rimanerci secchi, si sono adattati al clima umido ma non eccessivamente freddo del Belgio. Si sono riprodotti in diverse centinaia e se ne vanno scorazzando tra i boschi, i paesi e la città - come dice l’amico – contendendosi bacche e noci con corvi e gazze, ma come loro fregandosene delle divisioni linguistiche e storiche tra fiamminghi e valloni.
Tra un anno o fra cento, chissà, forse nascerà un pappagallo particolarmente curioso che scoprirà le loro lontane origini amazzoniche, e magari incontrerà un altro pappagallo (o una pappagalla) visionario, a cui verrà in mente di tornare nella terra degli avi. Sarà perfetto quando troveranno un altro pappagallo, uno di quei tipi inquieti, che sentita la storia metterà insieme un manipolo di coraggiosi, disadattati, cornacchie rinnegate, e insieme si inventeranno una maniera per attraversare mezzo continente e un oceano…

venerdì 7 marzo 2008

Etica del cercare, estetica del trovare (cinque) Crepe


Nel momento in cui appoggi la penna sul foglio fai la cosa giusta.
Nel momento in cui appoggi la penna sul foglio, sbagli.
Separi: il mondo da una parte e il foglio scritto dall’altra.
Ogni cosa visibile, percettibile o no, ogni storia, oggetto, sentimento, visto da ogni punto di vista, ogni filosofia o credo stanno da una parte.
Il mondo sta dall’altra.
Nel momento in cui appoggi la penna sul foglio apri una crepa in tutto quello che c’è. E quello che c’è comincia a fluire sul foglio bianco. Goccia, rivolo, torrente, mare. Destinato a tornare nell’oceano delle cose che ci sono, che ci sono ora.
Si spera in un distillato, spesso è solo essudazione.

mercoledì 5 marzo 2008

Giacomo Balla futurista a Palazzo Reale (Mi là no)

L’impotenza (denunciata) della pittura a rappresentare la profondità, il movimento e i suoni.
Invece: superficialità, stasi, silenzio. E' questo la pittura?

Le motociclette e i suoni dipinti, acuminati come becchi nuovi di picconi.
I quadri di notte non fanno rumore.
Nel quadro la bambina corre sul balcone. Una. E una dietro l’altra. Una nevicata di coriandoli congelati. Ragazzi del liceo in gita faticano a vederla, s'allontanano e s’avvicinano, caotici e dinamici loro. Anche i disegni preparatori sono forti, irti di vettori e di energie.
Le rondini in volo, scomparse dai cieli, sfrecciano ancora con mille ali nei dipinti di Balla. O almeno ci provano.
Nel documentario in video Balla muore per finta, uguale a Fabry Fibra.
Movimenti biologici contro movimenti meccanici, contro movimenti celesti: le ellissi iperboliche di Mercurio che passa e ripassa davanti al sole.
I quadri dove si scontrano pessimismo e ottimismo, oscurantismo e progressismo. Dai colori si vede chi ha ragione, ma nessuno prevarrà...
Il rifiuto del museo, celebrato in un grande, febbrile di ponteggi, complesso museo.
Alla fine del tempo non rimarranno che i musei. Ci sarà tutto, noi compresi, ma nessuno ci entrerà mai.

Un'idea di Balla.

martedì 4 marzo 2008

Il primo passo


Per radio un dj dice: “i latini dicevano che il primo passo è quello più lungo” (ma che razza di radio ascolto?), più tardi sul giornale leggo una frase di Hermann Hesse: "In ogni inizio si nasconde una magia". Citazioni captate per caso che trattano di quel momento (magico davvero, bellissimo) in cui una cosa che non c’era comincia ad esserci, in cui comincia un viaggio, una storia, un'avventura, qualcosa di desiderato, pianificato, accarezzato. Una volta ho letto (non so più bene dove) che ogni volta che qualcosa comincia, l’intero universo cospira perché la cosa riesca. Mi sembra giustissima: l'inizio è una scintilla capace infiammare tutto, l’universo persino, anche solo per un istante. Ma non potrebbe avere ragione il mistico che dice che è solo un caso se otteniamo quello che vogliamo? Pure questo potrebbe essere sensato. Insomma: quando cominicamo qualcosa l’universo intero si mette in moto, in maniera di farci raggiungere i nostri obiettivi, ma se li raggiungeremo sarà solo per caso. Chiaro, no? Però sul primo passo bisognerà scrivere qualcosa, iniziare, fare un primo passo.