venerdì 8 febbraio 2008

Manuale del sapere universale (uno)


Bisognerebbe regalare a ogni nuovo nato un taccuino in cui possa segnare tutte le cose che gli paiono importanti per vivere su questo pianeta. Una specie di manuale di quello che ha capito della vita e del mondo, dalle sue esperienze, il distillato filosofico ma pure pratico di quello che ha vissuto, visto, ascoltato, letto, subito. Qualcosa che possa rileggersi ogni tanto, in un viaggio in treno o una notte insonne, per fare il punto, vedere cosa è cambiato, com'è cambiato lui e il mondo. Qualcosa che rimane anche dopo di lui.
Nel mio taccuino, tra molte altre cose, ci metterei anche le raccomandazioni del fotografo di guerra (e futuro pittore di battaglie) Faulques alla sua amante e collega novizia, Olvido Ferrara. Raccomandazioni pratiche per fotografi di guerra, eppure qualcosa corre sottotraccia:

“Renditi invisibile. Non usare abbigliamento militare o troppo vistoso, non camminare fuori dalle strade asfaltate, non toccare oggetti abbandonati, non restare immobile davanti a porte o finestre, non puntare mai una macchina fotografica contro il sole quando passano aerei o elicotteri nelle vicinanze; e ricorda che se puoi vedere un uomo con un fucile, anche lui può vederti. Non avvicinare mai la macchina fotografica alla gente, a chi piange, soffre o può ucciderti. L’unica tua presenza, la prima che devono avvertire, è il rumore dell’otturatore della tua macchina. Calcola distanze, fuoco, luce e inquadratura prima di avvicinarti, fallo con cautela, lavora in silenzio e sparisci con discrezione. Prima di entrare in una zona a rischio, controlla come puoi uscirne, osserva il terreno, cerca punti protetti, spostati da uno all’altro a tappe o a salti. Ricorda che ogni strada, trincea, collina, albero, ha un lato buono e uno cattivo; non sbagliare a identificarlo. Non complicarti la vita inutilmente. E soprattutto non complicarla a me.”

Arturo Pérez­-Reverte, Il pittore di battaglie, Tropea editore, Milano, 2007. (pag.177)

4 commenti:

massi3v ha detto...

Belli! La pelle a casa bisogna portarla sempre, non solo in guerra o sui documentari.

sensingplace ha detto...

Bella questa del taccuino.
Certo che la pelle, in fondo, è un taccuino dove tutto si scrive: basta saperla leggere.

Ma il Falques di cui parli è lo stesso reporter che poi si incontrò con il soldato (da lui fotografato) e che poi lo minacciò di morte?

sensingplace ha detto...

ma ti immagini quante ditate di nutella sul mio taccuino e di pizzette?

faustotorpedine ha detto...

Sì, il reporter è quello, e il libro è uno dei migliori che ho letto lo scorso anno. e certo che il taccuino ci somiglierebbe, e la pelle del taccuino, sempre più acciaccata, macchiata, somiglierebbe sempre di più alla nostra faccia.