
Uno scrittore vivente, in buone condizioni di salute, educato nei modi e decoroso nel vestire, è senza ombra di dubbio un essere abbietto.
Per sopravvivere, per convincere editori e lettori che i suoi libri sono indispensabili, ha imparato mille trucchi e diecimila inganni: ha dovuto diventare guardingo come una volpe, perfido come una iena, spietato come una tigre ircana.
Intendiamoci, non deve intenerirci: in fondo se l’è cercata, poteva fare l’ingegnere, il medico, l’idraulico o il fornaio, invece ha scelto di campare imbrattando fogli e distruggendo foreste, fatti suoi.
Sulla scrittura però potete chiedergli tutto: avrà sempre una risposta pronta, perché il suo lavoro è persuadere, ammaliare; non è necessario che sia vera, magari se la inventerà al momento e visto che gli piacerà continuerà a usarla.
Vi spiegherà che le idee possono nascere da grandi avvenimenti o da storie molto piccole che appartengono a tutti e a ognuno, vi dirà pure il modo per imparare a riconoscerle.
Si dilungherà sul fatto che uno scrittore è innanzitutto un lettore e un ascoltatore, e vi indicherà come riconoscere i libri e le chiacchiere nutrienti da quelle no.
Ai primi segni di noia vi scuoterà svelandovi metodi infallibili per riciclare con coscienza ricordi, parole e testi propri e altrui, ma anche come copiare senza rimorsi e, soprattutto, senza farvi beccare.
Vi insegnerà a usare le vostre paure e desideri come tegami per cucinare delle storie che facciano piangere, ridere, inorridire o tutt’e tre.
Vi svelerà i trucchi per liberare i personaggi dalla carta e farli muovere nel vostro cervello e di fronte agli occhi della vostra immaginazione come se fossero vivi, e pure come le storie vere possano sembrare finte e quelle finte vere.
Vi confiderà come imprigionare ambienti, personaggi e situazioni in trame e orditi semplici o complicati, le differenze e le somiglianze che corrono tra un romanzo storico, una lettera minatoria e un diario personale.
Vi persuaderà che una stessa storia può assumere mille forme e colori diversi, che la si può raccontare in cento come in centomila parole, oppure in una sola parola o un rigo.
E se non bastasse proverà subdolamente a convincervi di tutto ciò (dando sfoggio, spera lui, di una profonda cultura) scovando frasi nascoste dai libri della sua o addirittura della vostra biblioteca; o ancora vi citerà gli scritti di altri facendo finta siano i suoi, altre volte farà l’opposto.
In un attimo di scoramento potrebbe confessare che l’ispirazione è un fulmine e dura un istante, poi scrivere diventa un lungo e noioso lavoro di rilettura, revisione e riscrittura. Ma si riprenderà subito, e vi magnificherà la vita dello scrittore, così densa di emozioni, viaggi, incontri, riconoscimenti…
Prima di andarsene sosterrà pure che la sua maniera di scrivere è la migliore, l’unica, e i suoi sono i più bei racconti mai scritti, anche se magari non ancora del tutto compresi...
Se proprio dovete avvicinare un tipo simile fatelo solo per qualche ora, a piccole dosi: qualche mente più suggestionabile potrebbe avere l’insana tentazione di imitarlo. E questo, allo scrittore, darebbe un fastidio terribile…
Per sopravvivere, per convincere editori e lettori che i suoi libri sono indispensabili, ha imparato mille trucchi e diecimila inganni: ha dovuto diventare guardingo come una volpe, perfido come una iena, spietato come una tigre ircana.
Intendiamoci, non deve intenerirci: in fondo se l’è cercata, poteva fare l’ingegnere, il medico, l’idraulico o il fornaio, invece ha scelto di campare imbrattando fogli e distruggendo foreste, fatti suoi.
Sulla scrittura però potete chiedergli tutto: avrà sempre una risposta pronta, perché il suo lavoro è persuadere, ammaliare; non è necessario che sia vera, magari se la inventerà al momento e visto che gli piacerà continuerà a usarla.
Vi spiegherà che le idee possono nascere da grandi avvenimenti o da storie molto piccole che appartengono a tutti e a ognuno, vi dirà pure il modo per imparare a riconoscerle.
Si dilungherà sul fatto che uno scrittore è innanzitutto un lettore e un ascoltatore, e vi indicherà come riconoscere i libri e le chiacchiere nutrienti da quelle no.
Ai primi segni di noia vi scuoterà svelandovi metodi infallibili per riciclare con coscienza ricordi, parole e testi propri e altrui, ma anche come copiare senza rimorsi e, soprattutto, senza farvi beccare.
Vi insegnerà a usare le vostre paure e desideri come tegami per cucinare delle storie che facciano piangere, ridere, inorridire o tutt’e tre.
Vi svelerà i trucchi per liberare i personaggi dalla carta e farli muovere nel vostro cervello e di fronte agli occhi della vostra immaginazione come se fossero vivi, e pure come le storie vere possano sembrare finte e quelle finte vere.
Vi confiderà come imprigionare ambienti, personaggi e situazioni in trame e orditi semplici o complicati, le differenze e le somiglianze che corrono tra un romanzo storico, una lettera minatoria e un diario personale.
Vi persuaderà che una stessa storia può assumere mille forme e colori diversi, che la si può raccontare in cento come in centomila parole, oppure in una sola parola o un rigo.
E se non bastasse proverà subdolamente a convincervi di tutto ciò (dando sfoggio, spera lui, di una profonda cultura) scovando frasi nascoste dai libri della sua o addirittura della vostra biblioteca; o ancora vi citerà gli scritti di altri facendo finta siano i suoi, altre volte farà l’opposto.
In un attimo di scoramento potrebbe confessare che l’ispirazione è un fulmine e dura un istante, poi scrivere diventa un lungo e noioso lavoro di rilettura, revisione e riscrittura. Ma si riprenderà subito, e vi magnificherà la vita dello scrittore, così densa di emozioni, viaggi, incontri, riconoscimenti…
Prima di andarsene sosterrà pure che la sua maniera di scrivere è la migliore, l’unica, e i suoi sono i più bei racconti mai scritti, anche se magari non ancora del tutto compresi...
Se proprio dovete avvicinare un tipo simile fatelo solo per qualche ora, a piccole dosi: qualche mente più suggestionabile potrebbe avere l’insana tentazione di imitarlo. E questo, allo scrittore, darebbe un fastidio terribile…
