sabato 11 luglio 2009

Esperti vs dilettanti


Horrobin sostiene che esistono due tipi di problemi a proposito dei quali viene richiesto il parere degli esperti. Il primo è quello dei problemi che sono già stati risolti. In questi casi l'esperto è colui che sa che esiste la soluzione e conosce i principi generali che l'hanno resa possibile. Per questo è in grado di usare quanto sa per far fronte a una situazione che richiede semplicemente una nuova applicazione di quei principi. Se ad esempio vogliamo costruire un ponte, ci rivolgiamo a una società esperta nella costruzione di ponti, che ne ha già costruiti molti altri
(…) Esistono però molti problemi dei quali non è stata ancora trovata una soluzione, neppure in linea di principio o in via generale (…) E' perciò assurdo e paradossale, dice Horrobin, che anche in questi casi noi ci rivolgiamo ad esperti. Si tratta di un grave errore perché le persone che consultiamo, oltre a non avere in mano alcuna soluzione, hanno tutto l'interesse che il problema non sia risolto. (…) e che “tutto quello che dà soddisfazione a questo tipo di esperti finirebbe immediatamente se fosse trovata una soluzione reale al problema, le idee e le convinzioni di molti di loro verrebbero immediatamente screditate (…) finirebbero gli inviti ai grandi convegni, la carriera si arresterebbe e i finanziamenti si ridurrebbero" (…) L'ovvia conclusione di Horrobin è che bisogna togliere a questo tipo di persone il potere di decidere quali progetti finanziare e in che misura. Ma allora a chi va demandata questa decisione? La risposta di Horrobin è semplice: a coloro che sono realmente interessati alla soluzione dei problemi piuttosto che alla perpetuazione della loro insolubilità”.

Ho fatto spezzatino, e mi scuso, di questo brano di un bel libro di Federico Di Trocchio, che vale la pena leggere per intero: Il genio incompreso, uomini e idee che la scienza non ha capito, Mondadori, 1997, pag. 128 - 129. Citando il professor David Horrobin, Di Trocchio spiega quanto gli esperti siano interessati a rimanere esperti più che risolutori dei problemi, e anche se il pensiero di Horrobin si riferisce e calza alla perfezione l'ambito medico, anche in altri settori la figura dell'esperto condiziona – spesso in maniera conservatrice – le pratiche, le discipline e le arti più disparate. Da meditare, e dove possibile da applicare, mi sembra.

martedì 7 luglio 2009

Vatti a fidare dei bambini dai capelli verdi



Sembrava che sulla Terra non ci fosse posto per il bambino dai capelli verdi.
“Vai via” gli dicevano gli adulti, oppure “torna a casa tua!” senza sapere dove fosse la casa del bambino, o se addirittura ce l'avesse una casa.
I bambini ascoltavano gli adulti, provavano a imitare le loro facce e anche loro gli dicevano: “Vai a giocare più in là, qui non ti vogliamo”.
Il bambino dai capelli verdi si spostava sempre più in là, ogni giorno da qualche altra parte finché sulla Terra non ci fu più un qui dove stare né un là dove andare.
Allora il bambino dai capelli verdi uscì dalla Terra e volò nello spazio nero e profondo, dove non c'era nessun adulto né bambino, né un qui né un là,
Mentre si allontanava la Terra diventava sempre più piccola, come un'anguria, come un'arancia, come un'albicocca, come una ciliegia.
Era così piccola la Terra che il bambino dai capelli verdi poteva tenerla tra il dito pollice e l'indice della mano destra.
Infatti la tenne lì per un po'. Poi la schiacciò.

domenica 28 giugno 2009

La conquista dell'inutile


“Un uomo più giovane degli altri, con un'aria intelligente e i capelli lunghi, mi ha chiesto se filmare o essere ripresi potesse provocare danni, uccidere le persone. In cuor mio la risposta era sì, ma gli ho detto di no.”

Werner Herzog, La conquista dell'inutile, Mondadori, 2007


Il diario delle riprese del film Fitzcarraldo, una cronaca eccentrica, ipnotica, surreale: in mezzo all'Amazzonia peruviana, con una nave che si arrampica su una collina, ipervitalità e putrefazione, illuminazioni, nuvole di insetti e ragni grossi quanto un pugno. In scena entrano ed escono grandi e piccoli personaggi: il medico giapponese che opera se stesso di appendicite, Mick Jagger e Claudia Cardinale, Klaus Kinski furioso. A suo modo un grande libro.

venerdì 26 giugno 2009

V.E.R.D.I.


Il motivo per cui siamo verdi è perché oggi in Iran chi indossa questo colore viene malmenato, imprigionato e ucciso.

lunedì 22 giugno 2009

Voi siete qui (cinque) Sottosopra


"In nuova Zelanda, nei negozi di souvenir, vendono una mappa del mondo molto particolare. Una mappa che rivoluziona il nostro modo di vedere le cose, perché i paesi sono rovesciati rispetto a come siamo abituati a vederli e a vederci. La Nuova Zelanda non è più all'estrema periferia del mondo, in direzione sud-est. Bensì si trova in alto, al centro, nel punto in cui di solito troviamo la costa settentrionale della Russia orientale. Insomma questo paese agli antipodi esatti dell'Italia, nella mappa in questione rappresenta la punta nord di un mondo rovesciato, messo sottosopra (...) Come dire che, nell'immensità del cosmo, è impossibile distinguere un sopra e un sotto, la destra e la sinistra. Tutto è contemporaneamente sopra e sotto qualcos'altro, alla sua sinistra e alla sua destra. Come dire che anche la cartografia può essere un gioco di potere: un modo per porre al centro se stessi..."

Dall'introduzione a Sottosopra, scrittori contemporanei del Sud Pacifico, a cura di Simone Garzella, Edizioni Robin, 2006.

sabato 20 giugno 2009

Come scrivere una biografia.



Non lo so come si scrive una biografia. Ne leggo una, cerco di farmene un'idea, prendo appunti, eccoli qua:

- Cenni sulla storia contemporanea al personaggio. Citare episodi notevoli e/o curiosi, che in qualche maniera si accordino con il carattere del personaggio.
- Citazioni tratte dalla letteratura e le arti del periodo. Li si può pure utilizzare, ingannando per un momento il lettore, fingendo che quelle parole siano state scritte dal personaggio stesso.
- Racconto in terza persona e interventi (sommessi) dell’autore in prima persona. La quarta persona è pure utilizzata quando si chiede un’implicita collaborazione del lettore.
- Le citazioni e la documentazione in genere devono essere accurate e rigorose. Ma c'è anche spazio, opportunamente sottolineati, per i sentito dire e i pettegolezzi.
- Vita privata del personaggio, in parallelo (e qualche volta in opposizione) alla vita pubblica.
- Individuare dei momenti chiave: un’ora, un giorno particolare, delle parole, delle azioni. Non importa che siano “vere” o letterali, in mancanza di documenti o testimoni che attestino il fatto si può dichiarare la presunta verosimiglianza dell’accaduto così come la stiamo descrivendo.
- Descrizione degli stati d’animo del personaggio, sempre con garbo e senza esagerare, soprattutto se sono molto lontani nel tempo.
- Descrizione dei luoghi e dei toponimi e confronto con quelli attuali.
. Cogliere i risvolti ironici, comici, ridicoli, di una persona e del suo carattere. Fare una summa (una frase, un aggettivo) per descrivere un’esistenza.
- Le storie dei comprimari: amici, parenti, colleghi, congiunti, siano essi amici o nemici. Creare nel testo uno sviluppo narrativo delle loro vicende: come appaiono, cosa fanno, come se ne vanno.

lunedì 1 giugno 2009

Invitte vette



"Mi ricordo che una sera parlavamo di leggende relative alle montagne. Mi sembrava, dicevo, che l'alta montagna fosse molto più povera di leggende del mare, per esempio, o della foresta. Karl spiegava questo a modo suo: - In alta montagna non c'è posto per il fantastico, perché la realtà vi è di per se stessa meravigliosa, più di qualsiasi cosa l'uomo possa immaginare. E' possibile fantasticare di gnomi, giganti, idre, catoblepi tali da rivaleggiare in potenza con un ghiacciaio, con il più piccolo ghiacciaio? Perché i ghiacciai sono esseri viventi, in quanto la loro materia si rinnova con un processo periodico in una forma quasi permanente. Il ghiacciaio è un essere organizzato: con una testa che è il suo nevaio, con cui bruca la neve e ingoia dei frammenti di roccia, poi un enorme ventre in cui si compie la trasformazione della neve in ghiaccio, ventre inciso da profondi crepacci e da solchi, canali escretori dell'acqua superflua; e nella sua parte inferiore rigetta, sotto forma di morena, i rifiuti del proprio nutrimento. La sua vita è ritmata dalle stagioni. D'inverno dorme e in primavera si risveglia, con scoppi e scricchiolii. Vi sono persino dei ghiacciai che si riproducono secondo dei processi che non sono certo più primitivi di quelli degli esseri unicellulari, sia per congiunzione e fusione sia per scissione..."

René Daumal, Il monte analogo, Adelphi, 1968, pag 76-77.

Illustrazione dalla rete.




giovedì 14 maggio 2009

Staffetta di scrittura - Viaggio in Italia

Ho partecipato a una staffetta di scrittura tra alcune scuole elementari di Torino, Firenze, Salerno e una scuola di lingua italiana di Madrid. Il mio compito era facile, scrivere un incipit su cui poi gli allievi, con l'apporto dei loro insegnanti, avrebbero scritto la storia. Il tema era Viaggio in Italia, che mi ha fatto venire in mente Goethe, e se il sommo poeta tedesco "scese" nella Penisola, ho pensato a un altro tedesco che invece la risalisse, dalla Sicilia alle Alpi, e visto che chi scrive è spesso crudele, a fare tutti quei chilometri ho scelto un cane (è una storia per bambini, che il sommo mi perdoni) dal grande coraggio e fierezza ma dalle gambette corte: un bassotto di nome Fritz. Nel suo viaggio verso la magione della Foresta Nera dove abitano i suoi padroni marchesi, incontra animali e persone di tutte le fatte e perde un po' della sua patina snob.
I ragazzi della scuola "Falletti" di Torino ne hanno tratto un breve filmato in animazione, eccolo qua:

martedì 12 maggio 2009

Voi siete qui (quattro) Proprioquà e Quisipuò


"Lupetto ha undici anni, i capelli alla Giovanna D'Arco. vestiti un po' sghembi e una riga di necrologio sulle unghie. Porta al fianco un pallone bianco di modello Zico che ogni tanto fa rimbalzare nel silenzio del pomeriggio.
A questo suono subito sbucano dalle finestre parti superiori di omacci irati urlando:
"Proprio qua devi venire a giocare?"
Da ciò Lupetto ha derivato una personale mappa del mondo. Un gigantesco unico continente, il Proprioquà, terra degli Uomini Sporgenti, da cui lui è escluso e da cui in eterno deve fuggire verso una piccola isola, il Quisipuò, dove forse non arriverà mai."


Stefano Benni, Comici, spaventati, guerrieri, Feltrinelli, 1986, pag 17.

martedì 28 aprile 2009

Cosa sappiamo della guerra (sei) storia zen


"I bambini di Tacoma, Washington, andarono in guerra nel dicembre del 1941. Gli era parsa la cosa più giusta da fare, e avevano seguito le orme dei loro genitori e di altri adulti che si comportavano come se sapessero ciò che stava accadendo.
- Ricordatevi di Pearl Harbor! - dicevano.
- Ci potete giurare! - rispondevamo noi.
Io ero un bambino a quel tempo, anche se adesso ho tutt'altro aspetto. C'era la guerra a Tacoma. I bambini sono capaci di uccidere nemici immaginari allo stesso modo in cui gli adulti sono capaci di uccidere i nemici veri. I bambini considerano la guerra dal punto di vista della carneficina totale.
Io ho affondato 987 navi da guerra, 532 portaerei, 799 incrociatori, 2007 cacciatorpediniere e 161 navi trasporto. Le navi trasporto non erano un bersaglio molto interessante: non c'era granché da divertirsi. (...) Ho abbattuto 8942 aeroplani da combattimento, 6420 bombardieri e 51 dirigibili. Ho abbattuto la maggior parte dei dirigibili quando la guerra era ancora all'inizio. Più tardi, nel corso del 1943, smisi del tutto di abbattere i dirigibili. Troppo lenti.
Ho distrutto anche 1281 cisterne, 777 ponti e 109 raffinerie di petrolio, perché ero certo che fosse in nostro diritto.
- Ricordatevi di Pearl Harbor! - dicevano.
- Ci potete giurare! - rispondevamo noi."


Richard Brautigan, 102 racconti zen, Einaudi, 1999, pag. 24

venerdì 24 aprile 2009

Come scrivere un romanzo condensato

Wordle: Pepenero

Innanzitutto bisogna scrivere un romanzo per intero... poi si può copiare e incollare l'intero file in un sito che si chiama Wordle e vedere cosa succede. L'ho fatto con L'odore di Pepenero - una sessantina di cartelle, circa - e il risultato è qua sopra (cliccando sull'immagine si apre una finestra pù grande sul sito Wordle). L'estremo riassunto, forse un po' meccanico, del testo. Ma qualcosa si capisce e qualcos'altro si intuisce. La parola Pepenero è quella che compare di più, per questo è la più grande, le altre sono più piccole in proporzione, almeno così mi sembra di avere capito. Si possono comporre testi più brevi e mirati e variare layout, caratteri e colori.

mercoledì 22 aprile 2009

Cadere (due)

Cadere, dal dizionario: finire a terra, precipitare, crollare, finire, essere rovesciato, venir meno, morire in guerra o sul lavoro; muoversi non intenzionalmente, spesso rapidamente, verso il basso, per mancanza di sostegno o equilibrio. Figurato: cadere in miseria, in tentazione, in disgrazia, in rovina; cadere dalle nuvole...

Tutte cose non troppo piacevoli, alcune disastrose. Eppure ci sono maniere delicate, eleganti di cadere, senza danni, come sanno fare i gatti e i bambini. E anche chi si ricorda di esserlo stato, e prova a muoversi alla stessa maniera.
Un video per fare un po' di pratica...


venerdì 17 aprile 2009

Corsi e ricorsi d'acque


"Ho contemplato per due giorni di seguito il Rio delle Amazzoni, che in questo punto è talmente largo che non si riesce a vedere la riva opposta, e mi sono sentito confuso perché l'acqua scorre nella direzione contraria, e all'inizio ho pensato di aver perduto l'orientamento, finché ho capito che è il risultato dell'azione della marea: qui il Rio delle Amazzoni scorre sia in avanti che all'indietro".

Werner Herzog, La conquista dell'inutile, Mondadori, 2007, pag 114.

mercoledì 8 aprile 2009

Cosa sappiamo della guerra (cinque) macerie e croci

San Martino del Carso
Valloncello dell’Albero Isolato il 27 agosto 1916

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti

che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
Ma nel cuore

nessuna croce manca
E’ il mio cuore

il paese più straziato.

Giuseppe Ungaretti

venerdì 3 aprile 2009

Voi siete qui (tre) banane globali



“Con una voce dolce, dall'accento indefinibile, spiega che la clandestinità è l'unico modo per conoscere davvero la strada. Altrimenti si legge la cartina. E poi si capisce come si comporta la merce all'interno delle casse. Le farine che marciscono sul fondo delle cisterne, i colpi che fanno sbriciolare i surgelati, i carburanti che vengono diluiti durante il viaggio, quel grado o due di differenza che bastano a far maturare le banane (il semplice contatto con il calore del tuo corpo, ti ingialliscono intorno, e si impara a mettersi lunghi distesi sul carico per avere di che nutrirsi durante la traversata)”.


Philippe Vasset, Il generatore di storie, minimum fax, 2006, pag 56.

mercoledì 1 aprile 2009

Etica del cercare, estetica del trovare (dieci) Diritti e rovesci del narratore


Qualche settimana fa, a Milano, ho incontrato Luca Lissoni che ha scritto una bella storia per bambini dal titolo Leo e la cravatta infinita, pubblicata da EDT/Giralangolo e magistralmente illustrata da Valentina Bucci.
Una storia che mi è piaciuta parecchio perché va dritta al punto, mentre scrivendo è facile perdersi, coprire idee lievi con mattoni su mattoni di parole, soprattutto quando si scrive per i più piccoli. Gliel'ho detto a Luca, e lui ha risposto pressapoco così: "...mi ha salvato il fatto di avere in mente un finale. Uno preciso. Proprio quello, senza scampo. Grazie a quel finale la storia mi è uscita dritta".
Ci siamo salutati ma quella frase ha continuato a girarmi per la testa, quindi ho scritto a Luca chiedendogli conto delle sue affermazioni azzardate.
Luca ha risposto parlando di dritti e rovesci, ha fatto bene, per questo lo ringrazio e gli lascio spazio:

Di solito mi viene in mente una cosa di cui vorrei scrivere: un personaggio (nel caso specifico della fiaba di Leo il personaggio di cui volevo scrivere non era Leo, ma il Dottor Millemiglia, cioè il cattivo), una situazione, una scena che vorrei vedere e che nessuno ha ancora raccontato (o almeno, se sì io non lo so), e così inizio.
E mentre scrivo le prime frasi, magari per inquadrare la situazione, per far capire dove vive il personaggio eccetera, mi viene in mente un’altra cosa alla quale prima non pensavo, ma che mi è stata stimolata per analogia da una delle cose che ho scritto. E mi sembra bello seguire quella nuova idea. La seguo e intanto me ne viene in mente un’altra, e seguo anche quella e così via. In questo modo ci si diverte parecchio, e magari si scrive anche una bella storia, ma lunga, complessa, che difficilmente può essere adatta a bambini piccoli.
Quando ho scritto la fiaba di Leo non credo di essere stato più bravo, o più concentrato di altre volte. Si è trattata di una fortunata combinazione: la storia parlava di un oggetto infinito (la cravatta del dottor Millemiglia), quindi era logico che il finale dovesse avere a che fare con il ritrovamento (o il non ritrovamento) della fine di quell’oggetto.
Ragionare fin da subito sul finale è la cosa che di solito non faccio mai e che invece questa volta (un po' per forza) ho dovuto fare, e ho scoperto che è una cosa utile:
sono stato obbligato a interrogarmi subito su dove sarebbero andate a finire sia la cravatta sia, di conseguenza, la storia.
Il paragone che mi viene in mente (ma devo averlo letto nel libro di un filosofo tedesco) è con una partita di tennis: giocando a tennis, diceva il filosofo, tu corri un sacco, fai tantissimi movimenti e compi migliaia di passi; ma ciò che dà senso a ciascuna serie di passi e di movimenti è il gesto finale con il quale colpisci la palla con la racchetta. Lì si interrompe la serie e ne inizia un’altra, la quale a sua volta è tutta in funzione del gesto finale di colpire una seconda volta la pallina. È l’ultimo gesto (il finale!) a guidare e a dare senso, efficacia, essenzialità a tutti i precedenti. Insomma, mentre inseguo la palla sulla linea di fondo non mi metto a pensare che potrei fare una deviazione verso la rete per verificare se davvero (come mi era parso durante lo scambio precedente) una delle maglie era allentata. Ma se non avessi lo sprone della pallina da ribattere la farei sì, eccome, quella deviazione, perché sono curioso e pure un po’ paranoico su questo genere di inezie.
Quindi quando giochi a tennis compi gesti brevi, essenziali, e quando scrivi una storia della quale sai già come andrà a finire, sei in grado di farla breve e non disperderti. Anzi, la mia esperienza è che ti viene proprio voglia di andare dritto a quel punto. Non ti dico quante sottotrame mi erano venute in mente (dove vanno a finire tutti quelli che vengono scaraventati giù dalla collina dentro la Palla della Vergogna? Chi ha fabbricato la Cravatta infinita?, e così via). Fosse stato per me, quelle strade le avrei seguite tutte, con il risultato che la fiaba di Leo, forse, non sarebbe nemmeno mai uscita. Invece c’era quel finale, la pallina da raggiungere, e mi sono ritrovato ad agire, per così dire “al di sopra delle mie forze”, a fare cose di cui non sono capace.
Anche per questo ti dicevo che adesso rileggo la mia stessa fiaba con un’ammirazione che non ha nulla a che vedere con la mancanza di modestia: è come se fosse ammirazione verso un altro, un tennista col dono della scrittura.
In un film (o in un libro) ho sentito (o letto) questa bellissima risposta alla domanda Ma come ci sei riuscito?: “Semplice, ho pensato a uno molto più in gamba di me e mi sono chiesto che cosa avrebbe fatto lui”.

Luca Lissoni

giovedì 26 marzo 2009

Aristogatti


"Pour un chat, un voyage est une catastrophe irrémédiable, un déménagement, c'est la fin du monde."

Michel Tournier, Petit proses, Gallimard, 1986, pag. 13
Bisognerebbe scriverci una storia...

venerdì 20 marzo 2009

Dietro la televisione


Attaccato con lo scocc nella sala d'aspetto di un grande studio televisivo dove, da anni, si riprende una celebre serie fiction.


Comparse, per agevolare il reparto costumi e regia si ricorda di rispettare l’ordine!!!
- portare sempre 3 cambi
- evitare il: bianco, nero, maculato.
- No jeans! No gonne jeans!
- Non righe fitte, non quadrettato.

lunedì 16 marzo 2009

Esercenti e suonatori



"...siam poi noi musicisti
un po' beoni, un poco artisti
compagnoni e nati tristi
sempre afflitti dal danaro
perchè la roba costa caro
ma l'arte è cosa sacra e seria da salvar
per cento sacchi alla serata
facciamo una vita sregolata
ma il grande mito ci ha fregato
che sei un eroe se sei suonato
e per ultima la strofa più dolente
quella ahimè sull'esercente
dietro il banco o nell'ufficio
intellettuale o ben vestito
lui guadagna sempre poco
tasse iva e forniture
mamma mia quante paure
con gli incassi son dolori
per pagare i suonatori
per pagare i suonatori
chimay, bacardi jamaican rhum
white lady, beck's bier, tequila bum bum
dry gin, charrington, four roses bourbon..."


"All'una e trentacinque circa" Copyright 2007 Vinicio Capossela da Official Site http://www.viniciocapossela.it

giovedì 12 marzo 2009

Il deserto dei tartari


I genitori, i padri, accompagnano i figli, danno loro quello che possono e che capiscono, quello che ritengono importante per aiutarli a crescere e a vivere una vita dignitosa.
Se ne hanno danno proprietà, ricchezze e potere; chi ha di meno cerca di dare ai figli la possibilità di istruirsi. Tutti cercano di dare ai figli una visione del mondo, anche se - come tutti - l'hanno capito più o meno. Tutti mettono in guardia i figli dalla cattiveria e l'insensatezza del mondo, ognuno alla sua maniera. Ma nessuno può preservarli del tutto, neanche rendendoli dei piccoli rambo esperti a maneggiare le armi, dei soldatini che difendono il bunker: la casa, il giardino. Può accadere che questi scoprano che ci sia ben poco da difendere, che le cose preziose siano da qualche altra parte, che la casa e il giardino siano solo una parte infinitesima del mondo. E' uno dei passaggi stretti dell'adolescenza, per alleviarlo aiutano amici, fidanzate e fidanzati, libri, passioni. Passare la vita a difendere il nulla - come insegna papà - è cosa per gente adulta, convinta, non di un adolescente timido che ha imparato a sparare.


venerdì 6 marzo 2009

Abisso


Che dietro questa crisi che si avvita, non ci sia il desiderio tutto umano - costi quel che costi - di dare una sbirciata nell'abisso?

lunedì 2 marzo 2009

Haiku (due o tre)


Una chiacchierata con un amico lontano e un omaggio a una persona mi fanno riscoprire un breve frase scritta tempo fa, in accordo perfetto mi sembra con questa mattina di fine inverno, o quasi:

Si smarriscono
le strade senza passi,
anche d'inverno.

mercoledì 18 febbraio 2009

Cosa sappiamo della guerra (quattro) Scarpe.


"Quando c’è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo luogo alla roba da mangiare; e non viceversa, come ritiene il volgo: perché chi ha le scarpe può andare in giro a trovare da mangiare, mentre non vale l’inverso.
Ma la guerra è finita – obiettai: e la pensavo finita, come in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi.– Guerra è sempre – rispose memorabilmente Mordo Nahum"


Primo Levi, La tregua, Einaudi.

sabato 14 febbraio 2009

Attenzione, attenzioni (due)

Dall'amico Massimo ricevo e giro.

sabato 7 febbraio 2009

Etica del cercare, estetica del trovare (nove) linee e curve


"I moti della natura vogliono essere circolari; rettilinei quelli dell'arte. Il naturale è rotondo, l'artificiale tutto angoli. (...)
La bellezza è natura perfetta; la circolarità ne è il principale attributo. Osservate la luna piena, l'aurea palla incantatrice, le cupole degli splendidi templi, la tonda focaccia di sorbe, l'anello nuziale, la pista del circo, e il tondo scorrere dei prosit.
Le linee rette provano invece che la natura è stata sviata. Immaginatevi un po' Venere col seno piatto!
Quando cominciammo a muoverci lungo linee rette e far svolte ad angolo, la nostra natura cominciò a maturare.
(...) Fulmineamente si perde la natura in una grande città. La causa è geometrica, non morale. La linea retta delle strade, delle costruzioni, le leggi, le usanze angolari, i marciapiedi rettilinei, le regole implacabili, dure, deprimenti che ne regolano la condotta, anche gli svaghi e gli sport, tutto ciò è gelida sfida e irrisolvibile della curvilinea natura."

O. Henry, La quadratura del cerchio, in Memorie di un cane giallo e altri racconti, Adelphi, 1980.

Resta il fatto che apprezziamo le curve e dei cerchi perché conosciamo angoli e rette, che l'arte insegue il naturale attraverso l'artificiale, tele, pennelli, scalpelli, otturatori... un romanzo può stregarci, raccontare storie più vere e emozionanti del vero pur essendo un oggetto rettangolare, di carta tagliata con precisione in un determinato formato, ornata di fitte righe di inchiostro nero. E' scrivendo che dobbiamo ricordarci che il bello è rotondo, e provare a scriverlo nel rettangolo del monitor.

venerdì 6 febbraio 2009

Attenzione, attenzioni


L’attenzione è la più rara e pura forma di generosità.
Simone Weil


E Simone Weil intende proprio attenzione e non attenzioni. La differenza sembra minima, ma non lo è: il dizionario dà il vocabolo "attenzioni", al plurale insomma, come sinonimo di premure, atti gentili, cortesie.
"Attenzione" al singolare è invece "concentrazione dei sensi e della mente su un oggetto, un'attività o uno scopo e, per estensione, cura e diligenza."
L'attenzione non deve per forza essere gentile e cortese quanto precisa, netta, magari breve ma totale. In questo senso l'attenzione diventa generosità e rispetto, e la frase della Weil diventa preziosa.

mercoledì 28 gennaio 2009

Ordinary people


Una mattina un signore timido va alla posta, a spedire una busta.
"Me la affranca per favore?" dice allo sportello.
"Prioritaria?" domanda l'impiegato.
"No, normale... ordinaria".
"Non c'è più ordinaria signore, c'è solo prioritaria" ribatte l'impiegato.
A quel signore non piace fare il sofista, soprattutto alla posta: fa la fila, paga, spedisce e tanto gli basta.
Ma stavolta la domanda è nell'aria: "Scusi... ma rispetto a che è prioritaria?"
"Non ho capito" risponde l'impiegato.
Il signore, un po' imbarazzato: "Se è prioritaria arriva prima. Ma se arriva prima, com'è d'uopo, qualcosa deve arrivare dopo...".
L'impiegato adesso è seccato: "Senta signore, se vuol fare questioni parli col direttore!"
"Perché invece non fa una bella raccomandata..." ringhia una signora nella fila infilata.
"Oppure un'assicurata" sibila la pensionata.
"Ci metta pure l'avviso di riscossione e faccia passare le altre persone!"
"La faccia pure ordin... prioritaria..." dice a quel punto il timido signore, che paga, abbassa la testa e cambia aria.
L'impiegato sbuffa e lancia la busta nell'unico cesto, pieno di buste, bustone e bustine varie. Tutte ordinariamente prioritarie.

venerdì 16 gennaio 2009

Rapidità

"Se il discorrere circa un problema difficile fosse come il portar pesi, dove molti cavalli porteranno piu' sacca di grano che un caval solo, io acconsentirei che i molti discorsi facessero piu' che uno solo; ma il discorrere è come il correre, e non come il portare, ed un caval berbero solo correrà piu' che che cento frisoni."

Galileo Galilei, Il saggiatore, in Italo Calvino, Lezioni americane, Rapidità.

Il discorso corre, ma perché sia sensato ci vogliono indole e allenamento, ci vuole fiato. Un video agile come un caval berbero, che racconta la cura che può stare dietro alla rapidità:

lunedì 12 gennaio 2009

Cosa sappiamo della guerra (tre) Disciplina e obbedienza


Disciplina è un termine che ha assunto una connotazione negativa perché spesso utilizzato come sinonimo di obbedienza, ed è un peccato perché la differenza c'è, ed è sostanziale. La differenza l'avevo più o meno presente, poi ho letto il Libretto di servizio di Max Frisch che me l'ha spiegata molto meglio. E' il racconto dell'esperienza dell'autore come cannoniere dell'esercito svizzero durante la seconda guerra mondiale, quando i nazisti marciavano sull'Europa e anche la neutralità della Confederazione rischiava di finire calpestata dai cingoli dei tank. E' un libro lucido, che smaschera retorica e ipocrisia della macchina militare e di un certo tipo di società borghese, ma racconta anche quanto possa essere esaltante - a vent'anni -pensare di aspettare la morte tra le cime innevate, a difesa di qualcosa percepito come più alto e nobile. La disciplina secondo Frisch:

"La disciplina presuppone una consapevolezza; il latino come disciplina, la matematica come disciplina, la poesia come disciplina. La volontà di imparare o di fare qualche cosa può essere definita disciplina. E ciò presuppone la persona. La disciplina deriva dalla coscienza di disporre di se stessi, non dalla coscienza che altri dispongono di noi. Il servizio militare (così come io l'ho conosciuto) confonde disciplina e ubbidienza. (...)
La disciplina ha il suo perno nel consenso. Le rinunce e i disagi che la disciplina ci impone, corrispondono a un desiderio più grande. Disciplina significa: che si pretende qualcosa da se stessi. Questo il mulo non lo fa. Né lo fa il cannoniere, che dalla sveglia del mattino fino allo spegnimento della luce, viene deresponsabilizzato. Del resto, noi, da adulti, sappiamo che la disciplina (ciò che merita questo nome) libera più forze che non l'ubbidienza, la quale non deriva da un interesse proprio ed è esclusivamente un comportamento astuto per risparmiarsi punizioni. La disciplina ha a che fare con la convinzione, con la consapevolezza, ha a che fare con la responsabilità."

Max Frisch, Libretto di servizio, Einaudi, 1977, pag 33-34


martedì 6 gennaio 2009

Il documentario fai da te


Un piccolo esperimento di documentario da vedere, perché prova ad andare come vanno i pensieri: lasciandosi irretire da un'immagine, vagando per tempi e luoghi distanti, perdendosi e ritrovandosi. Non è proprio come fantasticare, per guardare A sud di Pavese , dedicato a Cesare Pavese, ci va attenzione e il tempo necessario per farsi prendere dal flusso, ma poi funziona. E se proprio non dovesse funzionare c'è sempre un blog per i commenti e le rimostranze all'indomito e randomico regista Matteo Bellizzi.

venerdì 26 dicembre 2008

Aikido: didattica e pratica


E' appena uscito un libro importante, e non lo scrivo solo perché l'ho letto in bozze e conosco l'autore; che poi possa interessare solo una ristretta tribù di praticanti non toglie niente al suo valore. Il libro si intitola Aikido: didattica e pratica e l'ha scritto Marco Rubatto (il suo blog lo trovate QUI) un giovane e appassionato insegnante dell'arte marziale giapponese della via dell'armonia dello spirito.
La visione orientale del mondo e dell'esistenza è affascinante perché molto diversa da quella occidentale. Contrapposta per certi versi, per altri invece la cultura orientale della tradizione richiama pratiche e consuetudini che erano anche patrimonio occidentale, ma che poi abbiamo dimenticato.
In oriente poi ogni visione preclude a delle pratiche, apparentemente molto differenti tra loro ma intimamente unite, che vanno dallo yoga alle tecniche di lotta a mani nude o con le armi.
L'Aikido è un po' di questo: è spirito e corpo, è energia e leggerezza.
Il libro di Marco ha il grosso pregio di essere un vero e proprio manuale, divulgativo per le parti generali ma che nelle sue quasi 400 pagine fitte ha tempo per soffermarsi anche sui dettagli, che vanno da come impugnare una katana alle eteree composizioni haiku.
Il resto, è inevitabile, bisogna sudarselo sui tatami, e sovente ne vale la pena.
La pubblicazione è curata dalla Federazione Italiana Judo Lotta Karate e Arti Marziali (FIJLKAM) a cui ci si può rivolgere per avere informazioni sul volume.

lunedì 22 dicembre 2008

Un modesto programma politico

Lo spezzone è tratto da I cento passi, un film di Marco Tullio Giordana (Italia, 2000).

venerdì 19 dicembre 2008

Etica del cercare, estetica del trovare (otto) Yin e Yang


"La cosmogonia cinese insegna che le Diecimila Cose (il mondo) nascono da un gioco ritmico di due principi complementari ed eterni, che sono lo Yin e lo Yang. Corrispondono allo Yin la concentrazione, l'oscurità, la passività, i numeri pari e il freddo; allo Yang lo sviluppo, la luce, l'impeto, i numeri dispari e il caldo. Simboli dello Yin sono la donna, la terra, il colore arancione, le valli, il letto dei fiumi e la tigre; dello Yang l'uomo, il cielo, l'azzurro, le montagne, le colonne il drago."

Tratto da: Jorge Luis Borges, Margarita Guerrero, Manuale di zoologia fantastica, Einaudi, 1998. Pag 57


Gioco ritmico che presiede alla creazione di universi infiniti, vale anche per i più modesti universi narrativi mi pare, per creare personaggi credibili e storie incredibili. E' ovvio che non devono essere presi alla lettera, la"tigre" e il "drago" dobbiamo farli lavorare, creare loro un contesto, metterli al servizio della storia. Non possiamo neanche dare ad alcune caratteristiche di Yin e Yang le connotazioni negative che in occidente diamo, per esempio, alla parola passività; o al contrario positivo che diamo, ad esempio, alla parola impeto. Possono e devono essere solo funzioni, aspetti di una storia, fili di una trama, sfaccettature del carattere di un personaggio, di un "buono" e di un "cattivo" non importa.

Li riassumo, per chi avesse voglia di provare:

Yin:
concentrazione
oscurità
passività
numeri pari
freddo
donna
terra
arancione
valli
letto dei fiumi
tigre


Yang:
sviluppo
luce
impeto
numeri dispari
caldo
uomo
cielo
azzurro
montagne
colonne
drago

giovedì 18 dicembre 2008

Angel of Harlem



Quando il dolore si incarna in una voce, ma anche in un viso, una postura, un corpo, un destino. Il destino è quello di Billie Holiday, sfruttata in vita e in morte da protettori, spacciatori, impresari e pubblicitari.
Strange Fruit è un pezzo fatto di niente, una voce che si piega e si contorce, un pianoforte che più che sottolineare tratteggia, un testo che parla di gente di colore appesa agli alberi come strani, incongrui frutti. Una canzone che a sentirla mette i brividi, e a vederla ancora di più.

giovedì 11 dicembre 2008

Coordinate (uno)




Nome: Fausto
Cognome: Torpedine
Luogo di nascita: Torino
Data di nascita: 01/10/2007

Codice fiscale: TRP FST 07R01 L219U

Che ci piaccia o meno è una delle coordinate che ci collocano nel mondo, uno dei primi documenti che si fanno dopo l'atto di nascita e la registrazione all'anagrafe. E' l'attribuzione del numero di codice fiscale, una serie di cifre che ci seguiranno come un nome, che qualcuno saprà a memoria e altri invece andranno perennemente a cercare su foglietti ingialliti nascosti tra le pieghe dei portafogli. Magari ci affezioneremo di meno che al nostro nome, ma neanche riusciremo a detestarlo come si detestano a volte i nomi che ci sono stati imposti. Quelli dei nonni, ad esempio.
Ho provato a farlo anche a FaustoTorpedine, ci sono diversi siti dov'è possibile farlo, e ci sono riuscito.




sabato 6 dicembre 2008

Un anno fa

Su google maps si vede tutto, come dire che non si vede niente. Se sulla stringa di ricerca scrivete "corso regina margherita 400, torino" e selezionate la modalità satellite vedrete un parco con due laghetti artificiali, un fiume, il corso e il tetto di un lungo capannone industiale, una parte è ancora annerita dalle fiamme di un anno fa. Si vede tutto e non si vede niente.

giovedì 27 novembre 2008

Prendere il largo


Nasce in Francia, ha un nome francese ma ha anche braccia, gambe, cuori, cervelli e sensibilità italiane una nuova esperienza editoriale, si chiama Editions donner lieu e la animano amici che stimo e a cui voglio molto bene. A loro auguro una lunga traversata e tanti attracchi in terre esotiche e inesplorate.
Immagine dalla Rete

lunedì 24 novembre 2008

Radiogaga


Un SITO che brulica di voci, di musica, di lingue, e le voci sono squillanti e cupe, le musiche allegre e malinconiche, le lingue... ah, quante sono le lingue del mondo. Siti simili ce ne sono parecchi, questo mi sembra particolarmente semplice, ricco e intuitivo nell'uso.
La radio che ho sognato da ragazzo, e non fa niente se non è più necessario inseguire romanticamente la sintonia giusta tra fischi e borbottii, trovare una voce lontana o una musica esotica ruotando la manopola di una frazione di millimetro. Questa è la radio che prende tutto tutto, in diretta o podcast, in stereofonia. E' una radio che ha preso - come molte altre cose - le sembianze di un pc, che invece di rimbalzare tra etere e antenne arriva via rete, ma come la radio di una volta si può ascoltare di notte, in penombra, in cuffia, surfando tra i bit, le voci, le musiche del mondo.

domenica 16 novembre 2008

Alluvioni di milioni


Milioni, milioni per tutti, alluvioni di milioni, ma mica milioni reali, solo milioni per finta, milioni di carta dipinta, innocui milioni, creatori di illusioni più belle che la realtà.

Sto (Sergio Tofano), Il signor Bonaventura.


Milioni di euro, dollari, yen, rubli, rupie "bruciati" nei mercati azionari ogni giorno, da mesi, ormai. Se come Zavattini tendiamo l'orecchio al mercato o sul tram tutti parlano di crisi, anche se finora poco o niente sembra essere cambiato. Aziende in crisi ce ne sono sempre state, con i tagli alla spesa pubblica ci siamo cresciuti. Magari le rapide sono qualche macigno più in là pronte a inghiottirci, ma ancora non si vedono; i colpevoli non ci sono, i licenziati che escono dalle grandi banche reggendo scatoloni - ci assicurano - troveranno un altro lavoro. Tutti questi milioni che bruciano e rinascono dalle loro ceneri - così lontani, estranei ai comuni portamonete - influiranno pure sulle nostre esistenze ma dopo un po' ci si abitua, come alle macchie solari, per dire.

lunedì 10 novembre 2008

Era ora


Gli scrittori di fantascienza lo prevedevano da tempo, ma era una scommessa facile, più difficile indovinare i tempi. Ora che i tempi sono arrivati anche questo ramo s'è seccato e gli scrittori dovranno inventarsi qualcos'altro, beati loro. Comunque andrà questa presidenza chiude un ciclo: dal primo schiavo africano che ha messo piede nel Nuovo mondo, al primo presidente afroamericano a capo della nazione allo stesso tempo più emblematica e controversa del mondo intero. Ora è, e era l'ora.
foto dalla Rete

venerdì 7 novembre 2008

Fuochi tardivi



Cecco Angiolieri - S’i fossi foco

S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;
s'i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi' madre.
Si fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.


Perché quando le devi studiare non significano niente? Perché le apprezzi anni dopo, ritrovandole per caso su una vecchia antologia o in rete? Perché senti finalmente che dietro c'è una persona, uno spirito acuto, un'intelligenza beffarda, mentre allora ti sembrava una sequenza di parole morte? Cosa non funziona a scuola?

giovedì 30 ottobre 2008

Etica del cercare, estetica del trovare (sette) Gli strumenti per comunicare.


Un pezzo che avevo in ghiacciaia, la data di scadenza non c’era, non ho avuto tempo di fare la spesa, faustotorpedine chiama pietanze. Scongelo e metto in torpediniana pentola, faccio cuocere bene, nessuno lo saprà...

Per scrivere è necessario il vocabolario della lingua italiana dove, in potenza, c’è tutto quello che scriveremo, è pure utile il dizionario dei sinonimi e dei contrari. Poi sono utili grammatiche e dizionari in tutte le lingue, articoli di giornale, cataloghi, ricettari, libretti d’istruzioni, depliant, goniometri, tavole logaritmiche, sestanti, manuali di geometria analitica, atlanti, bugiardini, guide del telefono e mappe stellari... e anche internet: a sguazzarci le prime volte ci si sentiva come un gabbiano cresciuto a pesce azzurro, capitato nel rutilante paradiso di una discarica cittadina.
L’universo è il nostro vocabolario, lo dicevano pure i futuristi.
Una volta trovate le fonti è utile maturare una consapevolezza: le parole, le frasi, i periodi hanno un’anima: si attraggono, si respingono, si divorano, si incastrano e si slegano, s’inseguono e fuggono, si fanno prendere e torturare, si annichiliscono e si disintegrano, si lasciano, si riprendono, si amano follemente e procreano prole magnifica o deforme; convivono senza convinzione, detestandosi, si sopportano o restano stretti in un legame superbo e indissolubile.
La letteratura universale (tutto, proprio a tutto quello che è stato scritto) tutta la conoscenza, è un'immensa dispensa, con ogni ingrediente possibile e anche impossibile, dal più grezzo al più fine. E chi scrive è il cuoco che valuta, sceglie, monda, lava e cucina, decidendo se friggere, dorare, stufare, bollire, sbollentare, tostare. Dalle sue scelte e dalle sue capacità di combinare e accorpare gli ingredienti dipende se le portate saranno sopraffini o immonde. E come sanno tutti i cuochi del mondo, non si aspetti che i suoi piatti possano piacere a tutti.
Chiunque abbia imparato a scrivere può farlo liberamente, tutti hanno questo diritto.

martedì 14 ottobre 2008

Altrove


"Ricordo sempre con intimo, quasi struggente piacere, le mattinate i scuola in cui i miei professori invece di fare lezione si lasciavano prendere da non so che pigrizia e libertà e ci parlavano di altre cose..."


Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, Einaudi, 1976.


La frase di Pasolini mi risveglia più una sensazione che il ricordo preciso di uno di quei momenti, e però mi sembra di avere imparato molto di più in quelle giornate dense e leggere che in anni di lezioni tiepide. Si scoprivano gli interessi, le passioni, i sentimenti dei professori, che all'improvviso diventavano tridimensionali, invece che essere la solita silhouette su sfondo lavagna.
Bisognerebbe istituzionalizzarle certe giornate, renderle obbligatorie anche se inaspettate, ma forse anche così perderebbero la loro forza.

mercoledì 8 ottobre 2008

Viaggiando con Google maps (quattro)


Gli uomini non hanno visto granché del mondo andando lenti, figuriamoci se vedranno di più andando veloci!


John Ruskin

giovedì 2 ottobre 2008

Makoto


"Nel lessico confuciano si trovano molte parole per esprimere l’onore, ma la sincerità, il senso dell’integrità su cui si fonda il rapporto con gli altri e prima ancora con se stessi, è makoto. Il carattere sinogiapponese significa “completezza”, la facoltà di autorealizzazione insita nella fedeltà verso il prossimo, accompagnata dall’onestà e dalla purezza. (…) Non c’è premio né una retribuzione per chi coltivi questo sentimento, tranne la speranza di improntare un miglior rapporto con gli altri sulla stima reciproca e l’affetto."


Tratto da: Leonardo Vittorio Arena, Kamikaze, l’epopea dei guerrieri suicidi, Mondadori, 2003.

domenica 21 settembre 2008

Tragedia in una battuta


"Ah l'Italia, sta fallendo!"

(Forti applausi, sipario)

giovedì 18 settembre 2008

Il penultimo ultimatum


In margine a una questione tosta come quella di Alitalia: un ultimatum che si rinnova per anni, cosa diventa? Un multimatum? un plurimatum? un procastinatum?

lunedì 8 settembre 2008

La polvere sotto al tappeto



A proposito di fine del mondo, un articolo documentato e intelligente su Le Monde nel quale un responsabile della gestione dei rifiuti nucleari analizza le maniere per segnalare alle generazioni future dove abbiamo nascosto la sempre arzilla e letale immondizia nucleare. Un discorso che coinvolge anche altri campi della conoscenza come la storia, l'arte, la percezione e i loro mutamenti nel tempo. Non è semplice: un teschio con le tibie incrociate per noi significa qualcosa ma forse, tra 3mila anni, sarà preso per una forma d'arte primitiva. Mai sentiti discorsi simili al di qua delle Alpi, eppure non solo è un aspetto tecnico-scientifico della questione, anzi, è un problema squisitamente politico. Oppure la politica deve riferirsi solo all'oggi, all'immediato, al contingente?

A che ora è la fine del mondo?


L'ora non l'ho trovata, la data sì: mercoledì 10 settembre 2008, quando al CERN di Ginevra, nel celebre anello che corre sottoterra, si simulerà un Big Bang, facendo sbattere fra di loro delle particelle subatomiche a velocità inimmaginabili. Banalizzo, ne so poco, un articolo dettagliato lo trovate QUI.
Alcuni scienziati e non scienziati (possono ancora dire la loro, per fortuna) sostengono che un tale esperimento possa generare un buco nero in grado di risucchiare anche la Terra.
Può darsi che i catastrofisti si sbaglino, hanno predicato un mucchio di catastrofi nei secoli e finora è andata buca. Gli scienziati "ortodossi" giurano che i protocolli da rispettare sono rigorosi, che fenomeni simili hanno luogo ogni momento nell'universo e che altre esperienze, magari meno potenti ma analoghe, sono già state fatte. A questo punto siamo costretti a fidarci, e a sperare che i soldi per le borse di studio siano stati ben spesi. Andiamo a dormire tranquilli dunque, e nel caso remoto che gli scienziati "ortodossi" si siano sbagliati ci vediamo mercoledì sera, a sgomitare in un buco nero o fluttuanti e beati nello spazio siderale, sotto forma di nube di neutrini. Che se da un lato ci toglie molte preoccupazioni, dall'altro ci priva pure di qualche piccola gioia. A quel punto, visto che si sono sbagliati su questo spero che si siano sbagliati sulla vita dopo la morte, nel senso che amerei ritrovarli da qualche parte: un paradiso, un limbo, un inferno, o cose simili non importa, in sembianze e consistenza umane, giusto per dire loro due parole...

giovedì 28 agosto 2008

Lacio drom


Un blog appena nato che è soprattutto un taccuino di viaggio, è di un giovane amico che sta esplorando il Sudamerica in solitaria. Il viaggio è iniziato da poco, il link potete trovarlo QUI e nella colonna a sinistra.
Buon cammino Mattia, lacio drom.